martedì 30 dicembre 2014
Natale è passato
Natale è passato, il nuovo anno non c'è ancora, e mi manca una musica per questo limbo.
Ho almeno 10 dischi natalizi, di qualunque mood. Nessuno per l'anno che finisce e quello che inizia.
Potrei darmi alle compilation da party di fine anno. Questa non è poi così male. E' felice, ci sono gli evergreen.
Oppure potrei scovare brani che parlano del nuovo anno (anche qui)- classiconi del pop-rock, insospettabili, o semplicemente cose che ti passano fra le orecchie da sempre e non te ne eri mai accorto.
Forse fra questi si trova la risposta, o anche semplicemente un compagno.
venerdì 25 luglio 2014
Da Patti Smith a Irene Cara
Il post dovrebbe partire dai C.S.I. Non li conosco abbastanza da metterli in un titolo, ma questo è merito loro, della serata di "ex-CSI" con Angela Baraldi alla voce. Voce e movenze che ricordavano una Patti italiana fatta di poesie, musica e rivoluzione. Vagava purtroppo nell'aria la nostalgia canaglia di tempi che furono, quando le chitarre erano armi, e le parole muovevano il pubblico emiliano. I partigiani, adesso, sono solo un ricordo di due generazioni fa, e le paranoie della provincia (che non sembra la nostra, di un pubblico al limitare del milanese) sono difficili da svegliare. Suoni quantomai attuali, elettroniche e bassi potenti, intensi e pesanti, non solleveranno le masse. O chi è più giovane.
Davanti a me, tre ragazzi. Sto diventando indisponente e vecchia, credo. Il primo cantava a squarciagola, e lo riversava tutto urlando ai suoi compagni nelle orecchie, perfino i singoli riff. Si sporgeva, si dondolava, aggressivo, cercando risposta. Il secondo, sopracciglia appena rifatte dall'estetista e sigaretta elettronica sbuffante, gli sorrideva tirato cercando di rassicurarlo, e chissà cosa riusciva a cogliere della poesia del momento. Il terzo veniva come sballottato fra i due, cercando di entrare nella dinamica, ma essendo venuto lì, in fondo, solo per far casino. Alla prima occasione è andato a farsi una birra.
In cosa avranno creduto, ieri sera? Nella possibilità di un domani migliore? O nelle meravigliose proprietà galvanizzanti della birra?
A corredo, Giorgio Canali che ricorda ben quattro volte di comprare qualcosa al banchetto. Alla prima è simpatico: "ci sono dei dischi di merda e delle magliette di merda: fateci campare". Alla seconda il gioco comincia a incrinarsi: il concerto non è concluso e siamo qui per la musica, santo cielo. Alla terza lo compatisci un po', anche perchè punta sui "quattro pensionati che sono qui sul palco stasera". Alla quarta glielo prometti giusto per farlo stare zitto.
I quattro pensionati, va detto, si salvano alla mezzanotte: le casse vengono spente, l'ultimo pezzo è improvvisato fuori scaletta, eppure loro continuano a suonare. Niente di che, ma il gusto leggero è quello di una piccolissima contestazione.
Ho pensato a Patti Smith, dicevo. Me la ricordava la cantante, e me l'hanno ricordata suoni e parole e liturgie. Ho ripreso mentalmente il suo libro Just Kids. Memorie di una New York squattrinata, dove un piccolo oggetto era una conquista. Un libro era un talismano. Con una nuova camicia impersonavi chiunque. Da una penna indiana scaturiva una poesia. Morivi di fame, ma trovavi il modo di fare musica.
Take your passion, make it happen.
Per me è ovvio, è un mantra. Eppure di questi tempi è così difficile...
Ti dicono che ce la farai, che basta insistere. Lo dice chi c'è riuscito, ma no, non è vero che sia possibile per tutti solo perchè è riuscito a te.
E così continuo a ripeterlo per me e per chi ho vicino: continua e insisti, fai in modo che accada. In this world made of steel, made of stone. Lo so. Ma sono sicura che ce la farai.
mercoledì 4 settembre 2013
GLI ZOMBIE SIAMO NOI
Restare a Milano d'estate. E ti ritrovi a pensare agli zombie, parlandone con un altro esperto e, perchè-no-diciamolo, sociologo, qui detto G*, grazie al quale ho integrato qualcosina del mio articolo. Qui la discussione completa.
Quest'estate abbiamo visto il nuovo World War Z di Brad Pitt, coi suoi zombie superpotenti che corrono come missili e creano montagne umane alte dei palazzi. E se i concetti di "zombie-che-corre" e "virus" erano già stati affrontati ampiamente sul grande schermo, è a quello piccolo che ci rivolgiamo per capire che cosa diavolo sta succedendo.
Partiamo dalla regola fondamentale. Gli zombie ti mordono per mangiare, divorarti, spolparti ben bene fino all'osso. Il principio-cardine è cercare bulimicamente di impossessarsi della forza vitale (dell'anima e dello spirito) dell'essere vivente, cosa che egli ahinoi non ha più: il mordicchio fugace che tenta la diffusione del morbo è del tutto insensato, capite?! Eppure noi ce lo spieghiamo così, come un virus. Pensiamo forse che, essendo qualcosa di scientifico, possiamo sconfiggerlo. Illusi.
martedì 27 agosto 2013
LASSU' AL LAGO
Com’è – e cos’è – questo Top of the Lake passato quasi inosservato? E’ qualcosa che non potete farvi mancare. Se Twin Peaks fosse oggi, si anniderebbe proprio qui, nella misteriosa (e fittizia) cittadina di Laketop, Nuova Zelanda, dove Elizabeth Moss diventa Dana Scully. E fine dei paragoni, l’unica altra magia che troviamo appartiene alla Natura, regina incontrastata della regia di Jane Campion.
La miniserie di 7 episodi è, a dire il vero, più un lungo film piuttosto che un prodotto televisivo. Tanto che al Sundance Festival è stato proiettato non-stop in un’unica giornata (prima serie ad avere l’onore, ma dopo tutto è un prodotto del nuovo canale Sundance Channel – ops!) e che in questi giorni è in corso una maratona in onore delle 8 nomination ottenute agli Emmy.
Un prodotto così, qualche premio se lo porterà a casa. Lento ma sorprendente, è un profondo trattato sugli esseri femminile e maschile, sui loro contrasti ma anche sul bisogno reciproco, fino a una ricerca del Sè che diventa impulso primario di sopravvivenza. A partire da Tui, dodicenne rimasta misteriosamente incinta, la trama si dipana come un filo che passa per Robin (E. Moss, detective incaricata del suo caso), Matt Mitcham (lo strano padre di Tui), la Comune di donne guidata dalla visionaria G.J., e l’intero sistema maschilista/repressivo della cittadina. Dove nessuno è al di fuori di ogni critica o debolezza.
L’ideale sarebbe guardarlo al cinema – intanto il 19 agosto è uscita l’edizione inglese in DVD. Buona visione!
da: Toylet.it
lunedì 1 ottobre 2012
Salvare i remi
Certi dischi sono costruiti attorno ad una sola traccia valida. Dischi pop, per lo più. Dove è consuetudine il riempitivo.
Da lei, ecco, non me lo aspetto mai. E si ripete invece puntualmente. La scialuppa di salvataggio c'è sempre, per fortuna. Te la cavi comunque, oh Regina.
mercoledì 26 settembre 2012
Le donne che leggono sono pericolose
Cose da fare quando sei costretto sul divano per un piede rotto. Mi decido per cose palesemente oziose: recuperare tre stagioni di Fringe, leggere tutta la saga delle Cinquanta sfumature, iniziare quella di Millennium. Dove 3 è sempre il numero perfetto.
Meno perfette, le presentazioni editoriali nascoste sul retro o sulle fascette, su cui lo sguardo si ferma quando indugia fra un pagina e l'altra:
1.
"Cinquanta sfumature è il romanzo erotico che ha elettrizzato tutte le donne d'America: hanno diffuso il verbo su Facebook, in palestra, a casa, con le amiche, con i mariti..." (New York Times)
2.
"500.000 copie. Un fenomeno editoriale unico, un best seller alla Codice da Vinci o Harry Potter tutto basato sul passaparola" (Stefano Montefiori, Corriere della Sera).
Passi la prima, sapevo in cosa mi stavo cacciando: un harmony dei nostri tempi, descritto in maniera convincente dal quotidiano di NY, ma che lascia intravedere la sua bava lumacosa sul fenomeno. Si potrebbe facilmente tradurre con "libretto per donne qualunque che hanno bisogno di storie piccanti". E la lettura lo conferma.
Poi però si torna indietro al 2008, anno della tredicesima (!!) edizione italiana di Uomini che odiano le donne. E il dubbio viene.
Così si promuove l'editoria? Il passaparola come valore? E l'opera d'arte che fine fa?
Ovvio, i dati numerici sono più parlanti. I confronti rendono chiaro lo scenario. Forse anche nell'Ottocento ci si scambiava il libro di Mary Shelley perché faceva scalpore. I romanzi venivano demonizzati perché facevano venire strane fantasie in testa alle donne. Le donne che leggono sono pericolose.
Eppure alla fine mi chiedo: perché sto leggendo questo libro? Me l'hanno consigliato. Allora ha più valore un'amica o due rispetto ad un critico, che dovrebbe sapere quello che dice? Nell'epoca di Anobii, probabilmente sì. Ma fa comunque molta paura vedere la logica del commercio che non riesce a trovare altri appigli che non il fenomeno.
E probabilmente sarà una questione su cui ben altri studiosi e semiologi han detto e ridetto - questa è solo un'altra opinione.
(see also)
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