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martedì 5 ottobre 2010

Vendo Justin. Vendo la macchina. Vendo la band.

Questo è già il quarto episodio di una strategia, quello dove il gioco si rivela. La band in sottofondo, la macchina scintillante, l'attore supermacho: il gioco diventa cosa seria.

La bella rovata dell'Audi è puntare su una band emergente, i Torpedo (selezionata, certo, con un concorso ad hoc). Poi prende Justin Timberlake. Che gli faccio fare? E' carino, può fare l'attore. Tanto lo spot prima o poi lo gireremo. Anzi, facciamo un film intero. Con la macchina.
Ah, ma era un cantante? Sicuri? E ne sa di musica o è rimasto un bamboccione burattino alla 'Nsync? No? Allora potrebbe fare....il produttore! E visto che le piccole band sconosciute oggi tirano un sacco, facciamo che ne prendiamo una, gliela diamo in pasto, e vediamo cosa ne esce.....

Finisce che ne escono due bei pezzoni, An Invention, col tiro giusto per correre liberi e giovani sulle strade più impervie, e Accelerate, un nome un perché.
La strategia potrebbe essere vincente. Mimetizzare il prodotto fra mille altri più o meno cammuffati da intrattenimento, mentre questi tirano avanti la barcarola scambiando l'arte per la parcella. Non è certo il primo esempio, nè sarà l'ultimo. E' solo un'aggiornamento di sistema. Upload completato.
Però ora la band me la voglio ascoltare davvero.

venerdì 14 novembre 2008

Chiara is...



Chiara è in macchina e sta ascoltando i Bloc Party pensando che l'ultimo album non sia poi così male: è stato giusto assecondare l'anima "disco".
Chiara seleziona le tracce che sono più in sintonia con il suo stato d'animo. Sono perfette per il viaggio e la lasciano sulla superficie proprio come vuole lei.
Chiara si immagina un intero videoclip per la canzone: parla di una ragazza che guida in tangenziale, poi ci sono dei flashback.
Chiara calma il suo nervosismo.
Chiara non dovrebbe essere così suscettibile.
Chiara andrà al concerto dei Dr. Dog e magari penserà ad altro.
Chiara però si chiede - semplicemente - perchè.
Chiara riflette sul fatto che abbia tutta l'ispirazione che vuole quando è triste. Però è molto bello sapere cosa scrivere, avere una direzione. Quindi non vede l'ora di arrivare per mettere giù le righe che sta pensando.
Chiara pensa troppo a se stessa in terza persona, soprattutto se le viene da quella cosa che è il Male.
Chiara trova bellissime, anche solo per stasera, Biko e Signs.
Chiara preleva per la seconda volta, ma sa che i soldi non danno la felicità. Solo le persone.

giovedì 6 novembre 2008

Rivivere cammuffati


Inizierei il disco dalla traccia nr.9 O Ein Dear: è lei il punto da cui si sviluppa l’intero Cheer Gone. Dopo, proseguire fino alla fine e poi ri-iniziare dalla numero 1.

Euros Childs è del Galles, il vecchio Galles. Antica terra celtica del sud, essa rivive cammuffata nei cuori dei nuovi cittadini britannici. Non è questo un disco traditional, quanto semmai una pacata passeggiata fra intimi pensieri su vita e natura (quanto segna l’animo quella frase “Even flowers in bloom one day must die”). La voce incaricata di rivoltarli verso l’esterno è una bassa monodia a tratti pure troppo lamentevole. L’architettura sonora, più che costruire cattedrali e monumenti, si ferma alle piccole capanne: chitarra acustica, una leggera percussione giusto per tenere il tempo, a tratti un soffice organo e se proprio vogliamo esagerare un’armonica a bocca. L’evento più accattivante è una Sing Song Song con tanto di banjo e vivace violino. Fedele alla propria terra, non può poi che assecondare il ritmo delle stagioni: prima traccia è Autum Leaves, seguita da Summer Days. E’ come se vivere al di fuori dello stato naturale fosse un’inutile forzatura. L’aggettivo che lo descrive appieno è tranquillo: nella musica, nel cantato, nell’atteggiamento. E’ capace di accompagnare una piacevole gita solitaria ai bordi della città senza forzarla. Nulla di più.
Altri episodi esterni a questo album (Y Mwnci Drwg, Billy The Seagull ) mantengono lo stesso sguardo sul mondo, pur se francamente molto strambo: andate a guardarli - ridetene anche un pò - e poi tornate a tuffarvi fra campi di grano e fiori che appassiranno.

venerdì 3 ottobre 2008

Testare dischi


Mi diverto a testare i dischi su certe mie conoscenze: c’è quella che adora tutto quello che la fa muovere e ballare. C’è il suo compare che si infervora per chitarre movimentate e un pò funky, batteria sperimentale. Poi c’è quello che odia i colori, l’elettronica minimale, tutto ciò che strizza l’occhio al pubblico british-indie.

Ebbene, è bello vedere come ognuno di loro, gusti musicali molto diversi, reagisce alla radio che da ben 5 mesi sta mandando in onda quella canzone, Great DJ.
Mi sono affezionata alla canzone, e incredibilmente pure agli altri due estratti dell’album. Non faccio tempo a scoprire That’s not my name che mi ritrovo a canticchiare Shut up and let me go. E ascoltandoli insieme agli amici che li apprezzano (tanto per cronaca, tutti tranne l’ultimo), i tre si ritrovano nella nostra ideale compilation del 2008.
E va bene: 3 su 3 è un buon motivo per comprare l’album. Parigi. Fnac e Virgin (per non far torto a nessuno) fanno prezzi concorrenziali. Lo dico solo perchè mi sono tenuta le ingombranti etichette che ricoprivano la copertina. Giusto: visto che la grafica si rifà al collage e alla casualità, la confusione dei messaggi c’azzecca un bel pò. “De loin le meilleur groupe que l’Angleterre a produit depuis des années - NME”. “Inclus le tire Shut up and let me go, musique de la nouvelle pub i-pod”. “Includes That’s not my name and Great dj“. Babilonia. Però sono convinta. Mi piace farmi condizionare dal packaging.
Dei testi nel libretto non si capisce nulla. Il disco scorre, aspetto con ansia i miei gioiellini mentre il resto non lascia troppi segni. Mi rimane impressa Traffic Light, già nel titolo paradossalmente lontana dai ritmi incalzanti di una nuda chitarra, la giocosa tastierina, il testo ripetuto ipnoticamente.
We started nothing dura sui 6 minuti, e non ti stanchi di ripetere all’infinito “I started nothing I wish I didn’t” con una vocetta scanzonata che corre su due ritmici accordi in croce. Non serve molto per creare musiche intelligenti. Ma saper mettere in ordine i suoni, avere quelle piccole idee che illuminano il brano, per questo sì, ci vuole una sacrosanta furberia.


lunedì 1 settembre 2008

Canzone da dedicare



Dal passato ritorna. Eco di suoni provati in sala prove, ascolti in cassetta anni '90, pensieri sulle gioie passate, voglie di rivalsa, frasi perfette da ripetersi non appena la realtà le conferma.
Fino all'oggi, e alle amiche che ne hanno bisogno.



Voglio che tu sappia che sono felice per te, non mi auguro che il meglio per voi due. Una versione di me un pò più vecchia, è pervertita come me? Fareste sesso in un teatro? Lei parla bene? E vuole avere il tuo bambino? Sono sicura che sarà una madre eccellente.

Perchè l'amore che davi, che facevamo, non era abbastanza per farti aprire. E ogni volta che la chiami per nome lei lo sa che mi avevi detto che mi avresti avuta fino alla morte? Fino alla morte.
Ma sei ancora vivo.

E sono qui a ricordarti il casino che hai lasciato quando te ne sei andato. Non è bello annullarmi. Della croce che porto, e che mi hai dato, tu...devi sapere.

Sembri stare molto bene. Sembri pacifico. Io non sto molto bene, penso che dovresti saperlo. Ti sei dimenticato di me, Signor Falsità? Odio scocciarti nel bel mezzo della cena. E' stato uno schiaffo in faccia, sono stata rimpiazzata così facilmente, e pensi a me quando ti scopi lei?
Perchè lo scherzo che hai lasciato sul letto, sono io. E non comincerò a sfocarmi appena chiuderai gli occhi, e lo sai. E ogni volta che graffierò il culo di qualcun'altro spero che tu lo senta.
Lo puoi sentire?

venerdì 11 luglio 2008

Domanda agli esperti QUOGologhi


Citare. Quotare. Estrapolare.
Si pone però un dilemma: la selezione operata, che valore ha?

Mi spiego. Se scovo una canzone che mi stimola, posso decidere di citarla in ben tre modi:

- Scelgo una singola frase che raccoglie tutto ciò che voglio dire perchè racchiude in poche parole il mio pensiero. Non c'è bisogno di altro: eccolo lì, il mio prezioso aforisma.
- Scelgo solo certe frasi eliminando quelle che non si attengono al mio pensiero. Soprattutto in una canzone o in una poesia, certi periodi esulano dalle parole che mi servono o vanno in conflitto con il mio personale percorso emotivo.
- Scelgo alcune frasi eliminando quelle che direbbero troppo, che sarebbero troppo dirette rispetto al pensiero mascherato che voglio mettere in atto. Dopotutto, se avessi parole mie molto più esplicite le userei senza remore, senza bisogno di nascondermi dietro ad altrui parabole.

Ecco, come capire quale delle tre operazioni il citazionista sta mettendo in atto?
La citazione è un riferimento nascosto al testo che NON C'E', la punta dell'iceberg, l'indizio, la Presenza contro la Allusione, o invece più semplicemente dobbiamo fermarci a ciò che vediamo ignorando il contesto? Rimanere come uomini platonici incatenati davanti alla parete di una grotta fermandoci ad osservare le ombre prendendole per verità?
E chi non ha capito l'ultimio mio riferimento, come fa a capirmi?

Ecco...Citare è semplicemente portare delle maschere.
Ma per quanto divertente il gioco si presenti ai miei occhi, prima o poi il Carnevale deve lasciare il posto alla quot(e)idianità.